Justin Trudeau, Primo ministro canadese ha pubblicato su Linkedin un post in cui ha dichiarato:
“Costruiremo un sistema sanitario migliore in Canada, che funzioni per tutti.
Secondo il nostro piano, aggiungeremo 7.500 medici di famiglia ed con incentivi a lavorare in comunità remote e rurali. Amplieremo i servizi di assistenza virtuale per rendere l’assistenza sanitaria più accessibile a tutti ed eliminare l’arretrato di interventi chirurgici e procedure che si sono costruiti nel corso della pandemia.
È un piano per ricostruire il sistema sanitario canadese , per tutti”.

Tralascio i commenti e le opinioni che sono state espresse da operatori del settore,  in quanto non sono competente sul sistema sanitario canadese, ma ho constatato che gli argomenti sottolineati da Trudeau, si avvicinano molto e quasi collimano con i risultati di una recente analisi che abbiamo condotto per conto di un nostro cliente del settore socio-sanitario; risulta chiaro come la pandemia ha semplicemente messo a nudo alcuni problemi di natura strutturale del Sistema sanitario italiano e in particolare ci indica che:

• il Sistema non ha retto sul territorio

non ha retto nella sinergia tra le componenti del SSN (medici di base, sanità privata e socio sanitario)

• Ha mostrato una grande carenza di personale.

Queste tre esemplificazioni certamente non esauriscono tutte le problematiche, ma accanto alle tre principali ci aggiungerei anche la modesta presenza di competenze manageriali a molti livelli, pubblici e privati che ha contribuito alla confusione negli approcci e nella assenza di metodologie di intervento.

Una riforma del sistema sanitario deve cercare di potenziare e riorganizzare i servizi offerti sul territorio migliorandone la qualità.
E possibilmente fissando standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei.